Differenze e caratteristiche tra piante Fotoperiodiche e piante Autofiorenti

Differenze e caratteristiche tra piante Fotoperiodiche e piante Autofiorenti

IL TESTO CHE SEGUE È A SOLO SCOPO INFORMATIVO E DIVULGATIVO E NON VUOLE INCITARE A COMPORTAMENTI ILLECITI DI QUALSIVOGLIA NATURA

Oggi parliamo della differenza tra piante fotoperiodiche e autofiorenti: quanto credi di saperne e quanto ne sai davvero?

Se per te la differenza consiste unicamente nel fatto che un tipo di pianta fiorisca prima ed è di dimensioni ridotte beh, prenditi cinque minuti per leggere le righe che seguono, perché l’appartenenza a una categoria o all’altra ha delle implicazioni essenziali nella scelta di dove e quando piantare, del metodo di fertilizzazione, delle tecniche di coltivazione e di un’altra vasta gamma di aspetti che non si possono trascurare se si vogliono migliorare i raccolti e ampliare le proprie conoscenze tecniche, e definirsi dei veri esperti!


Accenni botanici

Prima di entrare nel merito dell’argomento dell’articolo, bisogna conoscere il quadro d’insieme. Iniziamo domandandoci quante varietà di cannabis esistono davvero. Perché oltre alle più comuni differenziazioni tra sativa e indica, esiste una terza famiglia, la ruderalis, di cui pochi sembrano essere a conoscenza. In realtà è proprio questa varietà a fornire la caratteristica autofiorente alle altre due, che altrimenti sarebbero vincolate al fotoperiodo. 

Cos’è il fotoperiodo? Il fotoperiodo indica la quantità di ore di luce necessarie alla pianta in ogni periodo della sua vita, e ha conseguenze sui ritmi fisiologici (l’alternanza di fase vegetativa e fase di fioritura, principalmente). 

Nella maggior parte dei casi, in natura le piante compiono il loro ciclo vitale influenzate da aspetti come quantità di luce, temperatura, età e disponibilità di nutrienti. Ma ci sono casi eccezionali nei quali le piante possono sviluppare una sorta di orologio biologico, che le fa compiere il proprio ciclo vitale all’interno di una finestra temporale ben precisa e indipendente da tutto il resto. 

La cannabis presenta all’interno della stessa specie entrambe le caratteristiche, divise in base alla varietà di appartenenza. Ed è dunque dall’ibridazione di queste famiglie che arriviamo alle nostre care autofiorenti, ma questo è solo il primo tassello del domino. 

Un ultimo appunto. Se ti stai chiedendo che necessità ci fosse nell’ibridare le varie famiglie se tanto esisteva già la ruderalis, autofiorente per natura, devi sapere che, anche per via dei fattori ambientali avversi nei quali si è evoluta, è una varietà da rese bassissime, con fiori sgradevoli al palato e che hanno fatto registrare anche vari problemi legati a nausea ed emicranie. Insomma, bisognava lavorarci su! 

Le differenze e le loro implicazioni

Veniamo al dunque. In cosa si differenziano le varietà fotoperiodiche dalle autofiorenti? 

  1. Prima di tutto, la dipendenza o meno dal fotoperiodo. Nello specifico per le piante di cannabis si parla di 18h di luce durante la fase di plantula e durante la fase vegetativa, che calano poi a 12h per avviare la fase di fioritura. Già da qui si evince un dettaglio non da poco. Se diminuiscono le ore di luce (deprivazione luminosa) la pianta fotoperiodica non fiorisce, restando in uno stato perenne di vegetativa, il che rende queste varietà le uniche valide al taleaggio. Si lascia una pianta madre in vegetativa e le si fanno creare tante talee, bypassando il processo di germinazione del seme. Questo risulta tanto utile nelle colture Sea of Green e Screen of Green (SOG e ScrOG, di cui parleremo e approfondiremo nei futuri articoli);

  2. Altro aspetto fondamentale è la resistenza ambientale in situazioni subottimali e poco controllate, come nelle colture outdoor. Come dicevamo nel paragrafo precedente, la ruderalis è una varietà che si è evoluta per sopportare scarsa luminosità e clima avverso. Per quanto questa caratteristica sia stata selezionata in alcune varietà fotoperiodiche, è direttamente ereditata dagli ibridi di ruderalis. Per questo le autofiorenti sono particolarmente indicate come scelta per chi vuole compiere più cicli in un anno, ottimizzando le tempistiche potendo seminare sia in anticipo che in ritardo sui tempi “canonici”;

  3. Con le autofiorenti è possibile prevedere con certezza pressoché matematica i tempi di raccolta, in quanto tutta la loro vita si aggiorna intorno alle sette/nove settimane in base alle varietà;

  4. Le autofiorenti sono generalmente più piccole e meno produttive delle sorelle maggiori (non è una regola! I fattori che influenzano resa e dimensioni sono svariati). Da un lato risultano quindi più discrete anche su terrazze e in mezzo ad altre colture, necessitando tra l’altro di minore fertilizzazione; dall’altro producono raccolti decisamente più contenuti, per non dire poveri, se paragonati alle vaste produzioni delle fotoperiodiche;

  5. Se è vero che le varietà autofiorenti sono resistenti al clima sub ottimale e a determinati attacchi parassitari ai primi stadi, sottoporle a stress da travaso e a stress meccanici di vario tipo come taglio delle foglie, rotture apicali o sistemi di training ad alto stress (i sistemi di training sono metodi per condizionare la pianta, modificarne la morfologia e migliorare i raccolti, possono essere ad alto e a basso stress) può compromettere irreversibilmente il loro sviluppo. Le autofiorenti meno si toccano, e meglio è!


Conclusioni e consigli sulla scelta della varietà

Dunque, a fronte di quanto detto finora capirete bene che non esiste una varietà migliore e una peggiore in senso assoluto. Spazi disponibili, possibilità d’investimento e gusti personali sono solo una piccola parte di ciò che influenza la scelta. La tabella che segue è un sunto schematico di quanto detto.

ASPETTO DA CONSIDERARE

FOTOPERIODICA

AUTOFIORENTE

PRINCIPIANTE

Sconsigliata

Perfetta

ESPERTO

Perfetta

Accettabile ma sconsigliata

INDOOR

Richiede attenzioni e training

Praticamente nata per questo

OUTDOOR

Il suo posto naturale ma richiede comunque attenzioni

Resistente si, ma rischio di stress eccessivi nei periodi prima primavera e fine estate

RESISTENZA

Richiede pratiche e prodotti specifici per essere aiutata

Più resistente di natura

ATTENZIONI NECESSARIE

Molte. In base al metodo di coltivazione, tra privazione luminosa e fertilizzazione bisogna starle dietro

Acqua e un minimo di fertilizzanti

DISCREZIONE

In outdoor certe varietà arrivano a 3m di altezza

Generalmente non oltre i 75cm

PRODUTTIVITÀ

Elevata

Bassa

TRAINING

Sia basso che alto stress

Solo basso stress


Sperando di aver soddisfatto la tua curiosità, spero di rivederti presto! Intanto non dimenticare mai che puoi contattarmi sui miei canali per chiedere consigli e informazioni su tutto quello che riguarda il mondo del growing!

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